Il mercato agroalimentare, un comparto che fa “gola” a molti: Dop, Igp e altre denominazioni che devono essere tutelate da fenomeni illeciti di contraffazione ed italian sounding

Inserito da in novembre 7, 2014

Il Direttore scientifico di Lexenia, prof. avv. Antonio Albanese, ha intervistato l’Avv. Niccolò Ferretti, socio operante a Milano dello studio internazionale Bardehle-Pagenberg ed esperto di riferimento, per Lexenia, riguardo al settore della tutela dei diritti di proprietà industriale ed intellettuale.

Avvocato, qual è lo stato attuale del mercato agroalimentare italiano?

L’Italia è il paese leader mondiale per numero di prodotti alimentari certificati. Si contano oggi circa 260 tra Dop, Igp ed Stg, che salgono di alcune centinaia se si includono anche DOC e DOCG.

Contenuto Riservato!

Iscriviti alla nostra newsletter per avere accesso immediato

Se sei già iscritto, inserisci nuovamente la tua email per accedere

Da qui l’esigenza di tutelare detti prodotti dalle sempre più frequenti contraffazioni. Il fatturato agroalimentare italiano nel suo complesso ammontava a circa 130 miliardi di Euro nel 2013. Di questi circa un 10% sono generati dai prodotti a denominazione protetta.

Chiaramente i numeri sono quelli di un mercato molto appetibile sia da parte degli imprenditori corretti, sia da parte dei concorrenti sleali.

Quali sono, precisamente, i pericoli maggiori?

Mi spiego meglio, il made in Italy relativo al cibo fa gola a molti. Alcuni soggetti comperano i marchi italiani del settore agroalimentare facendo affari d’oro, altri, invece, tentano semplicemente di agganciarsi alla notorietà e reputazione dei nostri prodotti attraverso il conosciutissimo fenomeno dell’italian sounding.

Ci può fare qualche esempio concreto, tratto dalla casistica più recente?

Negli ultimi due decenni hanno fatto shopping dei marchi italiani i maggiori gruppi multinazionali stranieri, da Nestle a Lactalis, acquistando marchi come Parmalat, Invernizzi, Locatelli, Bertolli, San Pellegrino, Gelateria del Corso, Buitoni, Fiorucci, Perugina, Peroni e moltissimi altri celebri marchi, che hanno fatto la storia del food italiano ed hanno contribuito a farci conoscere all’estero. Molto più preoccupante è, però, il fenomeno di contraffazione ed imitazione ingannevole dei prodotti italiani in generale e soprattutto di quelli tutelati da DOP, IGP, DOC e DOCG. Le stime più recenti relative al mercato della contraffazione alimentare sono superiori al miliardo di Euro all’anno. Se poi si aggiungono i casi non considerabili alla stregua di reato, ma comunque costituenti illeciti civili, è chiaro che le cifre aumentano in via esponenziale.

Quali sono gli illeciti di carattere civile più ricorrenti nel settore alimentare?

Capita di frequente che il concorrente sleale utilizzi segni non del tutto identici a quelli registrati come marchi collettivi oppure come denominazioni protette e tuttavia richiami maliziosamente tali segni; si offre, in tal modo, l’immagine falsificata di un’origine italiana dei propri prodotti, invece provenienti da paesi diversi. Tali fenomeni sono ancora più perniciosi per il mercato agroalimentare nazionale, in quanto subdoli e spesso non perseguibili con gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento penale; essi, tuttavia, sono in grado di sviare la clientela su prodotti che non possiedono le qualità vantate o alle quali nomi di fantasia dal suono italianizzante alludono.

Nel settore del vino nell’aprile di questo anno il Tribunale di Roma ha inibito l’uso dei marchi Vermentino di Maremma e Moro di Capalbio, in quanto in violazione delle DOP “Maremma Toscana” e “Capalbio”. Sempre molto recentemente in una interessante pronuncia il Tribunale di Torino ha dichiarato nullo il marchio “Gorgo Capra”, ritenuto in violazione dei diritti relativi alla DOP “Gorgonzola”. Altri casi meno noti hanno riguardato DOP quali “Mortadella Bologna” e “Pecorino Toscano”. Numerosi e più conosciuti sono i casi che riguardano la contraffazione delle DOP “Prosciutto di Parma” e “Parmigiano Reggiano”.

Su quali strumenti possono contare gli imprenditori italiani che desiderano tutelare i loro prodotti dagli atti di concorrenza sleale e dai fenomeni di italian sounding?

Gli strumenti messi a disposizione dal nostro Codice di Proprietà Industriale, dal Codice Civile, dalla normativa Comunitaria ed in alcuni casi dalla normativa amministrativa e penale italiana sono efficaci ed idonei a contrastare i fenomeni illeciti nel settore alimentare nel loro complesso. L’esistenza di autorità ad hoc, quali ad esempio i NAS e l’ICRF (Ispettorato Centrale Repressione Frodi), ma anche della magistratura Specializzata, dovrebbe indurre gli imprenditori che vedono violati i propri diritti ad agire singolarmente oppure a coalizzarsi per proporre azioni di contrasto ai fenomeni illeciti. In particolare, a seguito dalla costituzione delle Sezioni Specializzate in Materia di Impresa, sia la maggiore esperienza dei magistrati, sia le ridotte tempistiche dei procedimenti, dovrebbero indurre gli imprenditori del settore a rivolgersi con estrema fiducia all’Autorità giudiziaria. 

Potrebbero interessarti anche:

  • Non sembrano esserci contributi relazionati